mercoledì 11 marzo 2026

Quella volta che andammo a Lourdes

Sì, sono noiose notiziole dalla periferia dell'impero vaticansecondista, niente di particolarmente clamoroso. Ma do per scontato che i quattro gatti che occasionalmente piovono su queste vecchie pagine siano convinti che la Chiesa abbia solo il compito di insegnare la retta dottrina, santificare attraverso i sacramenti, pascere agnelli e pecorelle. E che quindi tutto il di più venga dal demonio: settarismi, sinodalità, psicologismi, schizzinosità nel vagliare vocazioni, riduzione della liturgia a teatrino (e qualsiasi altra "pastoralità" che farebbe storcere il naso a un padre Pio da Pietrelcina)...

C'era in ballo un pellegrinaggio a Lourdes, in treno. Il rettore ci "propose" (cioè ordinò) di partecipare tutti perché con qualche suo sensazionale giro di conoscenze curiali e di favori avremmo avuto vitto, alloggio e viaggio gratis. Non essendo mai stato a Lourdes non potevo lasciarmi sfuggire l'occasione (nonostante l'adagio: "quando il prodotto è gratis, significa che sei tu il prodotto"). C'erano altri partecipanti ad aver avuto facilitazioni, così che in uno scompartimento da sei posti a sedere ci si ritrovò a dormire in quattro o cinque seminaristi (le cuccette erano evidentemente riservate ai Clienti Paganti): qualche malpensante potrebbe aver pensato che ciò fosse invece stato accuratamente pianificato. Il viaggio fu assai lungo, ché magari un treno pellegrini aveva priorità un soffio superiore ai treni regionali. Dormire in quel frastuono traballante (e stivati come acciughe) fu una vera impresa.

Giunti a Lourdes ci ritrovammo alloggiati in minuscole camerette da quattro o cinque seminaristi, con finalmente la possibilità di sdocciarsi. Piazzai il laptop a ricaricare nell'unica presa disponibile (quella del mobiletto del bagno; quella della stanza era già stata sequestrata dagli altri) e nel mentre che mi sdocciavo sdocciai accidentalmente anche il laptop. Corso freneticamente fuori ad asciugarlo con l'asciugamano grande (l'altro serviva a coprirmi), beccai il momento esatto in cui i commilitoni stavano rientrando. Uno di loro, quello della "liturgia della carezza", nel vedermi assunse la stessa espressione di chi vede servirsi una gustosa cassata siciliana, e alluse maliziosamente alla mia tenuta quasi adamitica. Rientrai in bagno per procedere a rivestirmi, ma il laptop non ne volle più sapere fino ad un paio di giorni dopo il rientro (fu graziato: l'acqua di rubinetto di Lourdes, una volta asciugatasi, non gli lasciò danni).

Il mattino dopo, prima delle prime attività programmate, con altri procedemmo ad esplorare rapidamente la spianata e (da lontano) la grotta, notandone la fila già lunghissima. Osservai la posizione dei confessionali presidiati, all'esterno, e subito lo feci presente a qualche commilitone, aggiungendo "magari ci si potrebbe fare una capatina, quasi quasi... ci vado subito dopo". Almeno uno di loro disse che era una buona idea ma non prendemmo appuntamento. Ebbe poi il fegato di vantarsene a pranzo, "sapete, poi sono stato a confessarmi lì dove c'erano..." e uno dei capi (non ricordo se il rettore del seminario) proruppe in un "noooo!", come se avesse udito di chissà che catastrofe. Mi rimbomba ancor oggi nelle orecchie quel "noooo!", proferito con tutto il cuore, come di chi vede svanire lo scudetto all'ottantanovesimo dell'ultimo turno per un autogoal. Mi preparai mentalmente l'alibi che nessuno ci aveva avvisato di non confessarci (espressione da recitarsi con voce esitante, per evitare di farla sembrare polemica), per fortuna il rettore passò severamente a spiegare che c'erano delle attività già organizzate e che al momento giusto ci sarebbe stata anche la possibilità delle confessioni. E qui uno sano di mente non può che mangiare la foglia.

Le attività erano una "scaletta" ben progettata, una sorta di psicoterapia di gruppo (furbamente mista a semi-prediche e fervorini vari e ad attività come il lavarsi alla sorgente di Lourdes) intesa ad introdurre alla mentalità della mini-setta di cui il rettore era uno dei membri prominenti. Con lo scopo di cooptare a poco a poco i pochi seminaristi che non stravedessero già per tale mini-setta. Come per ogni setta, molta di tale psicoterapia era riassumibile in una sorta di confessione pubblica dei propri peccati (inizialmente approvabile anche a contenuto generico, ma l'importante era sdoganare il concetto), a cui poi avrebbero invitato a usare la confessione sacramentale come epilogo (non perché convinti della sua efficacia nella grazia, ma come step successivo per dimostrare a sé stessi e al gruppo di avere una qualche maturità, un qualche controllo, anche se tutto lo show era inteso a ridurre fortemente l'individualità e a fondersi nelle esigenze del gruppo, ossia a diventare una zelante pedina del santone fondatore).

Tale "scaletta" funzionò poco, nonostante l'ebbrezza del trovarsi a Lourdes gratis, dell'aver visitato la grotta (dopo un'interminabile fila), dell'aver fatto il bagno nell'acqua della sorgente (vinsi l'imbarazzo solo perché in cuor mio chiedevo la grazia di accedere al sacerdozio) e dell'aver partecipato ad una Messa nel mega-tendone. Tutte attività certamente vantabili al ritorno, vanterie informalmente incoraggiate per coprire quella psicoterapia mista a versetti biblici e citazioni di Padri della Neochiesa (come gli immancabili Tonino Bello e Enzo Bianchi). Nel mega-tendone anziché il latino venne usata per la liturgia una dozzina di lingue diverse, seppure con prevalenza il francese: quando finalmente una preghiera dei fedeli fu intonata in italiano, avemmo quasi la tentazione di fare la "ola" col tricolore come quando segna la nazionale di calcio. Ricordo pure la delusione dell'aver udito molte lingue nella formula di consacrazione ma non l'italiano. Lo show multilingue terminò senza onorare troppo la lingua dell'Alighieri.

Nel pellegrinaggio, prima del ritorno, era compresa anche qualche piccola deviazione turistica: il lago di Gaube, sui Pirenei, per il quale i più s'erano portati il costume da bagno. Ma l'aria e l'acqua erano tutt'altro che calde. Ricordo una delle catechiste d'alto rango uscire dall'acqua con la pelle d'oca e in un bikini che per l'occasione era un po' in sciopero di castità alla faccia della non giovanissima età di lei. Mi girai dall'altra parte cogliendo con la visione periferica il severo e vendicativo sguardo del rettore puntato su di me da chissà quanto tempo. Suppongo preferisse avere come seminaristi non tanto degli asessuati, ma degli effeminati, quel tantino che basta a tenerli sotto controllo. Chissà, magari avranno pensato che anche l'asessuato, se posto in facile e ben organizzata tentazione della carne, può pasticciare, mentre l'almeno parzialmente effeminato è più controllabile e non rischia di avviare gravidanze.

Lì sulle rive del lago un'amica, già da anni di salute cagionevole, restò seduta ferma come una statua per tutto il tempo. Fui il solo ad allarmarmi un po'. Tentai di parlarle più volte, sembrava piuttosto stordita. Tentai di mobilitare qualche responsabile del pellegrinaggio, mi risposero di non farci caso, che era solo stanca. Qualche giorno dopo venimmo a sapere che aveva preso la mononucleosi, probabilmente già prima di partire. A quanto pare non infettò nessuno.

Diversi anni dopo, parlando con lei del più e del meno, ricordai i bei tempi in cui noi s'andò a Lourdes gratis. Lei andò su tutte le furie perché all'epoca, pur qualificata come povera, le avevano comunque fatto pagare una non irrilevante quota viaggio, dicendole che era stato così per tutti. Certi preti sono abilissimi a parlare in modo sufficientemente fumoso da mentire materialmente senza aver pronunciato parole esattamente menzognere. Questi soggetti, per qualche misteriosissimo motivo, erano puntualmente incaricati di vagliare vocazioni, puntualmente a decidere ogni volta nuovi ostacoli per il sottoscritto, un percorso verso il sacerdozio fatto a modello del gioco dell'oca, ogni volta con un "arretra" o con un "torna alla casella di partenza", del tutto indipendenti dalla tua validità.

Qualche tempo dopo lo stesso rettore, durante gli esercizi spirituali dei seminaristi, nel seminterrato della casa di spiritualità tenne la "liturgia della carezza". Seduti in cerchio, con luci soffuse, una musichetta new-age in sottofondo, quelli che ritenevano che qualche compagno avesse bisogno di un qualche sostegno o aiuto "spirituale" (leggasi: psicologico), potevano alzarsi a parlargli (a mo' di camera caritatis) suggellando con un gesto, quello del carezzargli il volto. Ovviamente con la clausola formale del "nulla di quel che succede qui dentro dovrà mai uscire" (ma non escluderei che sia già stata raccontata in giro da altri). Un'emerita ricchiоnata, ça va sans dire. Uno dei seminaristi più gettonati, sufficientemente bellino da superare facilmente gli esami della facoltà teologica, decise (chissà con quanto suggerimento del rettore) che era il caso di fare la carezza a me. Subii impassibile mentre il rettore mi scrutava in ogni millimetro quadrato (forse sperava che reagissi virilmente?), trattenni il desiderio di scansarmi e dire "ma anche no" (che mi sarebbe costato automaticamente la carriera). E poi il popolo bue si meraviglia del clero non proprio virile. Il carezzatore, infatti, farà carriera (ordinato senza ritardi, assegnato rapidamente a parrocchie e incarichi diocesani). Il sottoscritto, dimesso dalla diocesi con motivazioni che definire ridicole è un eufemismo, si ritroverà in seguito in altri luoghi dove dei diversamente virili vagliavano vocazioni e allontanavano (con ogni più ridicola motivazione) quelle normalmente virili.

La grazia di accedere agli ordini sacri - che impetrai anche a Lourdes - ancora non mi è stata concessa. Intanto sto invecchiando, senza riuscire a intravedere vie d'uscita. L'interregno bergoglionico ha spazzato via quel poco appiglio che ancora si poteva sognare di trovare. Chi aveva tentato di sostenermi nel frattempo ha poi continuato per la sua strada, con i suoi guai e con i suoi compromessi, riconoscendo (come me) che è inutile combattere una battaglia persa: il sacerdozio conciliare ha un grave problema di fecondità, non sa generare vocazioni, non sa stupirsi di fronte ad un'anima che trova invincibili motivi per consacrarsi. Come indimenticabilmente proclamò quel priore, "qui tre vocazioni sono già troppe":  evidentemente nella sua fede vaticansecondista la messe era irrilevante, gli operai troppi, e il Signore in errore a chiamarne altri.