martedì 13 agosto 2019

Dolcetti massonici

Il vero dolore è una di quelle esperienze indimenticabili e non per metafora. Leggo di uno che, dopo tanti anni, nel passare in quella strada in cui una volta scivolando si ruppe il ginocchio, gli torna ancora la paura, gli aumenta il battito cardiaco. Avviene così anche a me, quando passo per la strada da cui si vede la struttura del seminario. Ho ancora l'impressione che da quell'edificio debordino da porte e finestre come nuvole di fumo nere, dense, malefiche. Per il male che mi hanno fatto, e ancor più perché me lo hanno fatto in odio alla fede e in odio alle vocazioni, in odio a tutti quelli che come me non desideravano altro che di accedere al sacerdozio e consumare la propria vita celebrando sacramenti e insegnando la fede e senza alcuna pretesa di erigere monumenti a sé stessi.

Odiavano questo, pur essendo i soggetti ufficialmente preposti al vagliare vocazioni, perché odiavano la fede che lo sosteneva. Per loro la Chiesa è una ONG con annessa attività commerciale: servizi religiosi in cambio di soldi. Vogliono preti anonimi e intercambiabili e dediti esclusivamente all'attività "pastorale", ma hanno una concezione non cattolica della "pastorale" (e cioè del sacerdozio e dei sacramenti e di tutto il resto). Il seminario era retto dai nemici della fede, e si vedeva. Fra o simboli più riconoscibili c'erano quei patetici dolcetti che ci spediva il club massonico nelle festività in cui ci toccava pranzare in seminario: grossi ma non saporiti, appariscenti ma stantii. Certi seminaristi litigavano per avere il diritto di scegliere per primi. Il sottoscritto, chiamato a servizio tavoli a causa di una furba assenza di chi era di turno, finse di confondersi e iniziò il giro del refettorio dal lato opposto, scatenando il vociare incivile di quelli dell'ultimo anno e le nascoste risatine dei superiori. Suppongo che qualche Gran Maestro sarebbe stato soddisfatto della scena, teologicamente rilevante: ma guarda come bramano di ricevere le nostre squallide briciole...

Uno dei miei commilitoni junior, credendosi moderno, criticò uno fresco di sacerdozio perché quest'ultimo "stava sempre seduto lì a perdere tempo". Seduto in confessionale ad ascoltare confessioni. Anche di domenica, giorno in cui i preti vorrebbero riposarsi anziché "lavorare" nella vigna del Signore. A Junior fu imposto non di studiarsi per bene il Catechismo, non di imparare le norme liturgiche, non di compiere liberi gesti di carità secondo le indicazioni del direttore spirituale... no: per poterlo ordinare, gli imposero di dimagrire. Quando ebbe perso il previsto numero di chilogrammi e dimostrato di non recuperarli alla prima occasione, tornò automaticamente in corsa per il diaconato, e infine fu ordinato al sacerdozio. I fratelli della loggia saranno stati contenti.

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