"Il clergyman allontana i giovani", mi disse seriosamente il rettore del seminario diocesano, sapendo che al buon intenditor (cioè a me) quelle poche parole sarebbero state correttamente interpretate come una sottile minaccia.
"La mia talare? Dal giorno dell'ordinazione sta a prendere polvere", ci annunciò in pompa magna un pretino che desiderava sentirsi adeguato e conciliare. Si girò attorno, come se sperasse di essere stato udito dalla curia e dai pretazzi più chiacchieroni.
"Non mettetevi in mostra!", gridò con una voce strozzata in gola uno dei pretazzi immediatamente dopo la mega-celebrazione, temendo (a buona ragione) che noialtri togliessimo la cotta bianca subito dopo usciti dal presbiterio, per attraversare dieci metri di navata laterale in veste talare prima di rientrare in sagrestia (da cui uscire in abiti civili). Temeva che qualcuno del popolo, pur indaffarato a scappar via dal duomo, ci vedesse, e che la vista della lunga veste nera con tanti bottoni potesse indurlo a pensare a qualcosa di indicibile, come il sacerdozio, come la vigna del Signore, come i divini misteri.
"In seminario vogliono travestirsi da preti, ma poi una volta ordinati capiscono che non serve a niente, che è deleterio", ci disse con sicumera un borioso pretazzo, lanciando subito dopo un breve sguardo accusatore, e lasciando che i miei commilitoni istintivamente volgessero lo sguardo a me e qualche altro per farsene beffe. Volsero lo sguardo, ma solo per farsi notare dal pretazzo, sperando che costui riferisse in curia del fatto che si stavano facendo beffe di chi aveva qualche simpatia per la talare.
E tanti, tanti, tanti altri episodi simili. Vescovo, formatori, clero, tutti in guerra contro la talare. Anche quelli che la indossavano quasi tutti i giorni. E in guerra erano anche i seminaristi, anche quelli che sotto sotto avrebbero desiderato indossarla. E la guerra si estendeva anche alla camicia-clergyman e in particolar modo al colletto romano (giacché andava di moda quello anglicano, a lingua di cane, penzoloni, non allacciato).
Nessuno di loro, all'epoca, avrebbe previsto una pagliacciata come quella a cui s'è prestato nientemeno che Leone XIV:
La foto è tratta da Famiglia Cristiana, da un articolo celebrativo.
Noialtri seminaristi, per non rovinarci la carriera, dovevamo fingere disinteresse e disprezzo per la talare, per il colletto da prete, per il clergyman.
Quella signora inglese, incidentalmente abortista, scismatica, eretica, si è travestita da arcivescovo, è stata ricevuta da Leone XIV con onori e benedizioni e sviolinate varie.
È quello stesso Leone XIV che nega un'udienza a un don Pagliarani sulla questione dei vescovi della Fraternità San Pio X, o a un monsignor Viganò (che ha servito la Santa Sede per interi decenni in vari prestigiosi incarichi).
Quella foto, da sola, parla dello stato delle cose nella Chiesa. Eloquentemente.
Uno poteva ancora rintanarsi nel "ehi, io sto dalla parte del Papa, io, eh!". Come quell'amico che comprò la t-shirt dell'Osservatore Romano per trollare i compagni di università.
Solo che quella foto parla. Specialmente di fronte al vivo ricordo degli episodi della "guerra alla talare".
Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli. [cfr. Lc 22,31-32]

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