Ha trovato inaspettatamente un osso duro, uno che non è troppo a digiuno delle questioni, uno che è già stufo di tutto e che pur essendo meno bravo a parlare che a scrivere s'è difeso fino alla fine, fino a quando lui ha chiuso velocemente il discorso e cambiato argomento. Con mia sorpresa m'ha impartito l'assoluzione: viste le premesse ero già pronto ad andarmene con la coda fra le gambe. Chissà, forse aveva sentito anche lui l'avvicinarsi della fatidica questione: ma la Chiesa cattolica, esattamente, cos'è? per seguire Cristo, fino a quali compromessi occorre scendere? mi andava inflitto un fardello che lui stesso non vorrebbe portare, o era il caso di soprassedere? e se uno non è in grado di presentare professoralmente ciò che ha lungamente meditato e capito, è condannato a restare fregato?
È stata una sorta di interrogatorio, con domande che incalzavano, con quella retorica dello "spiegati pure" che però non è un ascoltarti per capire (e forse neppure un ascoltarti: ne so qualcosa, dai tempi bui del seminario, ne so più di qualcosa) ma solo un fabbricarsi l'alibi del "ti ho dato quei cinque secondi per esprimerti, cioè ti ascoltato, non mi convinci, pertanto ti rifilo ciò che avevo già deciso in partenza". Poi, chissà se per estenuazione o perché per un attimo si sarà reso conto di impersonare non l'alter Christus ma il commissario politico dei soviet incaricato di condannare a prescindere, ha cambiato argomento. Non prima, però, di aver accusato i preti tradizionalisti di essere come i farisei, tanto attenti all'esteriorità e poi peccatori e pedofili peggio di coloro che accusano. Avevo lo sguardo basso, ma suppongo che abbia capito che non me ne importava molto, anzi, gli avrei potuto io stesso farne qualche nome e cognome.
Son poi andato a rubarmi la Comunione, entrando in chiesa pressappoco alla consacrazione, subendo la parte finale dell'impoverito rito moderno. Mi pongo in fila solo dopo essermi accertato che per quella sarà un sacerdote a distribuire. Dopo il ringraziamento scappo. In questi tempi di carestia non possiamo permetterci di essere schizzinosi: per una confessione (e magari pure una Comunione) va bene anche il Novus Horror, basterà non essere autolesionisti da entrare durante la liturgia parolaia.
Sono comunque tornato a casa piuttosto scosso, sforzandomi di riordinare le idee. Mi avvalgo della confessione Novus solo perché disponibile a orari ragionevolmente prevedibili e senza troppe lungaggini (e persino con la possibilità di comunicarsi aumma aumma se non passano troppi minuti). Avrebbe dovuto dunque bastare la mia sola presenza lì a fargli capire che non ero della "setta". Avrebbe dovuto cambiare atteggiamento subito, quando gli ho detto che certe cose le ho maturate in coscienza, non per adesione a un qualche club. Ero lì per liberarmi di qualche peso, non per una tenzone ecclesiologico-liturgica.
Ma era più forte di lui. Per tutta una vita gli sarà stata ripetuta la lista di buoni e cattivi, di espressioni da usare e di espressioni da evitare, di argomenti da banalizzare ad ogni costo e di peli nell'uovo da cercare. Come l'amica suora che in buona fede disprezzava "les lefebvristes", così come i parapiddini disprezzano "i nazzifasci". Così pavlovianamente addestrati da essere impossibili da convincere. Gli ho persino dovuto replicare almeno due volte che la questione non si riduce alla lingua latina.
Voglio sperare che quando ha obiettato che non si può considerare buona la liturgia solo se bella, si sia mentalmente risposto da solo: Nostro Signore preferisce una liturgia brutta? o anche soltanto caciarona? Chissà, magari gli è rimasta la pulce nell'orecchio: la Vetus è solo latino, pizzi e merletti, oppure è più bella del Novus Horror? E perché? E quelli del latino e pizzi e merletti, son propensi alle carnevalate liturgiche come quelli del Novus? Eh, già: il giovanotto penitente ha definito "carnevalate" il motivo per cui smise di andare alla Novus: avrà tutti i torti? E no, siamo in Italia: quel che fanno i sedicenti ortodossi o i siro-malabaresi non ci cambia la questione.
Quel venerdì sera sono andato a nanna, pur con gratitudine per i sacramenti ricevuti in giornata, ancora agitato. Recupererò di domenica, ad una Messa Vetus a cui fortunosamente son riuscito a partecipare. Nell'entrare in quella chiesetta mi son sentito "a casa".
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