Il seminarista non ha alcun diritto nelle odierne leggi ecclesiastiche: l’esito del suo percorso educativo è basato interamente sull’arbitrio dei superiori. Nella maggior parte dei casi si può ben escludere che esso sia esercitato onestamente, non c’è nulla che tuteli dagli abusi. Un seminarista giudicato negativamente sulla base di fatti opinabili oppure calunniato da terzi non gode di nessun tipo di tutela, a differenza del clero ordinato che invece ha possibilità di ricorso sulle decisioni dei superiori se giudicate meritevoli di appello. I superiori rilasciano ogni anno una relazione sul seminarista che viene consegnata al vescovo diocesano. Il seminarista non ha alcun diritto di conoscerne il contenuto: la missiva è riservata. Nel caos ecclesiale odierno si capisce che questo sistema è perfetto per imporre un pensiero unico e controllare eventuali deviazioni: non basta che l’opinione negativa su una persona, non importa se supportata da fatti oggettivi o meno. Il seminarista può vedere compromesso gravemente il suo percorso sebbene esista la possibilità di poter avere una seconda chance in un altro seminario: nei fatti è però molto improbabile che un secondo seminario accetti un candidato giudicato già negativamente da un altro. Si comprende dunque con quanta facilità è possibile scartare un candidato che sia di impostazione tradizionale o semplicemente non sia perfettamente aderente alla corrente dominante; risulta altresì comprensibile il progresso di quei candidati problematici – sia dal punto di vista umano che morale – che però meglio si adattano al sistema.[A. Maccabiani, ma con una leggera precisazione]
«Perché non si può difendere il Corpo di Cristo offendendo il Corpo sociale di Cristo».
sabato 30 giugno 2018
Dove muoiono le vocazioni
venerdì 15 giugno 2018
Quella signora contessa (poi divenuto prete)
Per calmare i nervi, la cara vecchia tecnica dello scrivere una lettera che probabilmente non verrà mai spedita. Il destinatario era un seminarista mio commilitone al terzo anno, successivamente premiato col sacerdozio: non ricevette mai questa lettera, perché dopo averla scritta mi resi conto che non l'avrebbe capita (e l'avrebbe utilizzata contro di me). Nelle diocesi l'accesso al sacerdozio è infatti diventato un misto tra fortuna (una lotteria) e indurimento della coscienza (un saper essere ipocriti, cinici, perfidi): ma ne parlerò qualche altra volta.
Stare in seminario in maniera "equilibrata" (come dici tu) significa anche e soprattutto ricambiare almeno la lealtà di cui finora hai da me beneficiato.
Per cui:
- che tu sia più permaloso e svogliato e curioso ed egoista di una "signora contessa", e che tu faccia il furbo per evitare ogni più piccola fatica: pazienza (sempre il posto davanti in macchina, sempre il "non mi sento tanto bene" ogni volta che c'è un turno di lavoro imprevisto, sempre a chiedere l'orario o l'incarico più comodo quando si tratta di collaborare con un altro e sempre invidioso quando vieni a sapere che qualcuno ha ottenuto qualche piccolo privilegio e tu no, mai tenuto in considerazione il lavoro altrui, sempre cambiato discorso o addirittura minacciato vendetta quando qualcuno ti fa notare i tuoi errori, sempre pronto a sgridare il tuo prossimo specialmente in presenza delle persone più pericolose, sempre pronto a rivangare errori passati altrui e sempre smemorato per quello che riguarda i tuoi ed il bene che hai ricevuto, sempre pronto a diventare gentile quando rischi che qualcuno perda la pazienza e vada a dire ai superiori un decimo di quello che meriteresti, sempre pronto a minacciarmi quando - una sola volta da tre anni ad oggi - non ti ho detto una cosa che ti riguardava, etc)
- che tu sia vendicativo pazienza; anzi: mi toccherà stare assai attento, perché conoscendoti, come ho già detto profeticamente (e in tempi non sospetti), che se mi capitasse di litigare con te allora tu sicuramente architetterai di tutto per mettermi nei guai più neri, e non te ne renderai conto prima che sia troppo tardi.
Nonostante tutto questo:
- io ti ho aiutato e coperto tutte le volte che volevi fare i tuoi porci comodi, soprattutto quando non te lo meritavi, perché "quello che vuoi che sia fatto a te, fallo tu agli altri";
- invece di sgridarti ci ho scherzato sopra (per permetterti di salvare la faccia davanti agli altri che potevano pensare male di te), perché "quello che vuoi che sia fatto a te, fallo tu agli altri";
- ti ho ripreso seriamente solo in privato (tranne quando mi avevi già fatto innervosire e/o denigrato e/o facendo altri danni), solo su questioni serie;
- ti ho sempre fatto presente certe tue parole o azioni che altri avrebbero potuto usare contro di te, in modo che tu potessi prendere contromisure;
- non ti ho mai denunciato ai superiori (anzi, ti ho protetto anche quando ero arrabbiato contro di te e la tentazione più ghiotta era quella di darti una buona volta per tutte almeno un decimo di quello che hai meritatamente accumulato riguardo al sottoscritto);
- e nonostante tutto questo tu continui ad atteggiarti con me come una "signora contessa", dimenticando immediatamente la mia lealtà nei tuoi confronti (come hai visto sopra, lealtà che non di rado sfonda nella complicità) e ogniqualvolta una piccola egoistica comodità ti si presenta agli occhi mi consideri come un ostacolo da aggirare e raggirare, peggio di quelli che veramente ce l'hanno con te ed hanno tanto fiele quanta correttezza ho avuto io nei tuoi riguardi finora.
A questo punto dovrei concludere con uno "stai attento per il futuro", ma non ne ho il coraggio, perché anche il solo ammettere che in futuro le cose possano andare male significa aprire la strada al peggio (e di questo ho parecchio da temere per quanto mi hai minacciato fino ad oggi, anche se - come vedi - io non ho il coraggio di renderti quello che meriti).
lunedì 23 aprile 2018
Singolarità vocazionale
Ieri, andando a Messa, ho notato per strada una calla cresciuta in modo del tutto gratuito e imprevisto tra le erbacce, l'asfalto e l'eternit.
Oggi, passando, l'ho trovata vandalizzata. Perciò mi è tornato prepotentemente in mente il vaglio delle vocazioni nell'epoca postconciliare.
Marco, capitolo 9:
Se non sei il tipico pagliaccetto da parrocchia, con la vocazione a fare stupide riunioni, patetiche omelie, ridicoli distinguo, a esternare ammirazione per islamici, ebrei, protestanti, gay, atei e massoni, a ridurre il tuo ministero a buonismo inoffensivo e compatibile con l'andazzo generale, a ossessionarti di non offendere il mondo, nelle diocesi non c'è spazio per te. Vattene.
In più a tutto questo, se non sei il tipico cameriere tuttofare - spazzino, sguattero, lavapavimenti, stiracamicie, rammendastracci, svuotapappagalli - negli ordini religiosi non c'è spazio per te. Vattene.
E se c'è il minimo sospetto che ti piaccia la talare, che non disprezzi il latino, o che addirittura ti va a genio qualche Messa tridentina, vattene. Ti diranno che esistono istituti appositi, vattene da loro (se proprio non vuoi andare da scismatici, sedevacantisti, antipapi). Naturalmente sono tutti francesi, anche quelli geograficamente in territorio italiano. Gestiti da francesi, vi si parla francese, vi vige la proverbiale spocchia francese che considera gli italiani mammoni, mangioni, poltroni, vergognosamente insensibili ai reali di Francia, convinti della loro vocazione, addirittura (scandaloso!) un po' desiderosi di vivere il sacerdozio in patria.
Non ti diranno che quegli istituti sono commissariati da cardinali massoni, hanno un tetto massimo annuale di vocazioni accettabili, hanno l'espulsione facile (specialmente nei confronti di non francesi), hanno ordine perentorio di non parlare di questioni spinose come il Concilio, il postconcilio, il preconcilio, e comunque il Novus Ordo cacciato dalla porta rientra inevitabilmente dalla finestra. E a venticinque anni sei già considerato un vecchietto che arriva all'undicesima ora.
Oggi, passando, l'ho trovata vandalizzata. Perciò mi è tornato prepotentemente in mente il vaglio delle vocazioni nell'epoca postconciliare.
Marco, capitolo 9:
38Giovanni gli disse: "Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri".Quel fiore non era dei nostri. Quella vocazione non portava il marchio del nostro stampino. Perciò gli abbiamo proibito di esistere.
39Ma Gesù disse: "Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me.
Se non sei il tipico pagliaccetto da parrocchia, con la vocazione a fare stupide riunioni, patetiche omelie, ridicoli distinguo, a esternare ammirazione per islamici, ebrei, protestanti, gay, atei e massoni, a ridurre il tuo ministero a buonismo inoffensivo e compatibile con l'andazzo generale, a ossessionarti di non offendere il mondo, nelle diocesi non c'è spazio per te. Vattene.
In più a tutto questo, se non sei il tipico cameriere tuttofare - spazzino, sguattero, lavapavimenti, stiracamicie, rammendastracci, svuotapappagalli - negli ordini religiosi non c'è spazio per te. Vattene.
E se c'è il minimo sospetto che ti piaccia la talare, che non disprezzi il latino, o che addirittura ti va a genio qualche Messa tridentina, vattene. Ti diranno che esistono istituti appositi, vattene da loro (se proprio non vuoi andare da scismatici, sedevacantisti, antipapi). Naturalmente sono tutti francesi, anche quelli geograficamente in territorio italiano. Gestiti da francesi, vi si parla francese, vi vige la proverbiale spocchia francese che considera gli italiani mammoni, mangioni, poltroni, vergognosamente insensibili ai reali di Francia, convinti della loro vocazione, addirittura (scandaloso!) un po' desiderosi di vivere il sacerdozio in patria.
Non ti diranno che quegli istituti sono commissariati da cardinali massoni, hanno un tetto massimo annuale di vocazioni accettabili, hanno l'espulsione facile (specialmente nei confronti di non francesi), hanno ordine perentorio di non parlare di questioni spinose come il Concilio, il postconcilio, il preconcilio, e comunque il Novus Ordo cacciato dalla porta rientra inevitabilmente dalla finestra. E a venticinque anni sei già considerato un vecchietto che arriva all'undicesima ora.
giovedì 1 marzo 2018
Un altro aborto selettivo di vocazioni
Lo incontrai finalmente a Roma. Prendemmo un caffè con vista su piazza San Pietro. Gli dissi che mi sentivo chiamato al sacerdozio e che condividevo ciò che lui stava portando avanti. Mendicai di esser preso in considerazione. Ero preparato anche (e soprattutto) ad un secco no, ed ero preparato mei generis: diverse centinaia di euro in contanti, che gli avrei lasciato come offerta per una Messa qualora mi avesse detto di no - non per convincere lui a cambiare idea, ma per convincere me che quel no non intaccava la stima che avevo di lui.
Il no, con mia sorpresa, non fu secco. Mi fece una domanda-trabocchetto, una di quelle che qualsiasi risposta dai è sempre sbagliata, e gli bastò un solo attimo di mio silenzio per dichiarare che la mia indecisione era già sufficiente per dirmi di no. In quei pochi istanti successivi, mentre ancora condiva quel no con espressioni di circostanza per non farlo sembrare programmato fin dall'inizio, mi immedesimai mentalmente con lui, abbracciando tutte le sue ragioni, facendo mie tutte le sue possibili considerazioni fatte e non fatte e impossibili da fare. Ma non riuscii a capire la vera ragione di quel no - dopotutto il diffidare di uno sconosciuto aspirante o il non volere presunti scocciatori, non mi sono mai sembrate ragioni sufficientemente valide ed esibibili nel giorno del giudizio.
Quei soldi mi rimasero incollati in tasca. Volevo ancora donarglieli in cambio di una singola intenzione di Messa, ma non riuscivo più a trovare un modo per farlo, una monosillabo per sbloccarmi. Pur sperando in un improbabile sì, mi ero preparato ad un no onesto, secco, senza trabocchetti, come mi aspettavo da un sacerdote della sua statura morale. Mi sorprese. Mentre mi congedava pensai che passato il momento avrei potuto farglieli pervenire in forma anonima. Non ci riuscii più.
Non passò molto che il soggetto prese a chieder soldi in giro. Avesse scelto di dirmi un no secco, da uomo a uomo, probabilmente non avrebbe avuto bisogno di farlo (e ne avrebbe ricevuti da me altri ancora). Negli anni successivi non ho più trovato modo per contattarlo, né coraggio sufficiente per mandargli qualche offerta.
Il no, con mia sorpresa, non fu secco. Mi fece una domanda-trabocchetto, una di quelle che qualsiasi risposta dai è sempre sbagliata, e gli bastò un solo attimo di mio silenzio per dichiarare che la mia indecisione era già sufficiente per dirmi di no. In quei pochi istanti successivi, mentre ancora condiva quel no con espressioni di circostanza per non farlo sembrare programmato fin dall'inizio, mi immedesimai mentalmente con lui, abbracciando tutte le sue ragioni, facendo mie tutte le sue possibili considerazioni fatte e non fatte e impossibili da fare. Ma non riuscii a capire la vera ragione di quel no - dopotutto il diffidare di uno sconosciuto aspirante o il non volere presunti scocciatori, non mi sono mai sembrate ragioni sufficientemente valide ed esibibili nel giorno del giudizio.
Quei soldi mi rimasero incollati in tasca. Volevo ancora donarglieli in cambio di una singola intenzione di Messa, ma non riuscivo più a trovare un modo per farlo, una monosillabo per sbloccarmi. Pur sperando in un improbabile sì, mi ero preparato ad un no onesto, secco, senza trabocchetti, come mi aspettavo da un sacerdote della sua statura morale. Mi sorprese. Mentre mi congedava pensai che passato il momento avrei potuto farglieli pervenire in forma anonima. Non ci riuscii più.
Non passò molto che il soggetto prese a chieder soldi in giro. Avesse scelto di dirmi un no secco, da uomo a uomo, probabilmente non avrebbe avuto bisogno di farlo (e ne avrebbe ricevuti da me altri ancora). Negli anni successivi non ho più trovato modo per contattarlo, né coraggio sufficiente per mandargli qualche offerta.
mercoledì 28 febbraio 2018
venerdì 19 gennaio 2018
martedì 9 gennaio 2018
Quella comunità che non va bene...
È davvero così difficile accorgersi che qualcosa non va in una comunità?
Episodio.
Dall'estero giunge questo sacerdote che avremmo dovuto ospitare per un giorno. Per un grave ritardo dei mezzi pubblici arriva verso le 12:30, dopo sette ore di viaggio e senza colazione. Sono in casa solo due novizi perché l'altro novizio passerà tutto il giorno nella facoltà teologica e il priore è fuori casa non si sa dove.
Il gaio novizio lo fa accomodare in sala da pranzo e lo intrattiene con facezie: sa, ieri ho letto per caso una frase del Fondatore, oh, ma com'è spirituale, com'è pregnante! Sa, io sono anche l'incaricato della sagrestia. Sa, la settimana scorsa si è sposato mio cugino, e il menu prevedeva questo, quello, quell'altro cotto così, quello brasato, questo alla cacciatora, più quello alla brace, quell'altro...
Il secondo novizio, essendo eterosessuale e normale, poco prima delle 13 nell'avviarsi verso la sala da pranzo si accorge che qualcosa non quadra: il turno di cucina spettava al gaio frou frou, che invece sta torturando l'affamato sacerdote con la descrizione di un pranzo luculliano. Non potendo cazziare il frocetto di fronte all'ospite, procede a rassettare la cucina, a cucinare un po' di pasta e quindi ad apparecchiare. L'ospite chiede a quest'ultimo, con una certa ansia, a che ora tornerà il priore (in realtà stava chiedendo a che ora si mangia). Il gaio finocchio si autoincarica subito di rispondere che a causa di un Servizio Importante e Urgente il priore è fuori e tornerà appena possibile. Il novizio etero evita di aggiungere altro, sia per non dare all'ospite qualche brutta impressione, sia perché non può dirgli che il priore aveva solennemente proclamato che prima delle undici - ora presunta di arrivo dell'ospite - sarebbe rientrato.
Sono ormai le 13:30 e si può mettere in tavola. Per umana pietà il novizio etero dice all'ospite: al priore non dispiacerà se ci mettiamo a tavola adesso, lei ha fatto un lungo viaggio... Il giovin culattone lo interrompe dicendo che il priore rientrerà a momenti (aggiungendo tortura su tortura al povero sacerdote ospite). Il novizio normale lo ignora e porta in tavola, scusandosi con l'ospite per la scarsa qualità del pranzo, "purtroppo oggi è un po' un'emergenza". L'ospite fa la benedizione davanti a quella pastasciutta e quel formaggio con una gratitudine al Signore particolarmente commossa e sincera. Il gaio culandra sbaglia una delle formule di risposta, poi addenta per primo.
Dopo le 13:45 finalmente rientra il priore, entra in sala da pranzo senza passare per la cucina e dopo gli enfatici salamelecchi all'ospite procede a cazziare il seminarista etero davanti agli altri: tutto qui quello che hai preparato? Non potevi cucinare anche un po' di secondo? Questa pasta è cotta male! In cucina poi hai lasciato un tal disordine! Va ripulita da cima a fondo! - Nel frattempo il gaio novizio frocetto riprende la sua recita: stamattina ho letto una frase del fondatore, che ora però non ricordo, oh, ma com'era arricchente! - E il priore amorevolmente soggiunge: sa, lui è il nostro responsabile di sagrestia e lo scorso Natale ha preparato un bel presepe che è molto piaciuto ai nostri parrocchiani...
Il novizio etero incassa le bastonature in silenzio e senza tradire emozioni, poi dopo la preghiera conclusiva comincia a sparecchiare, mentre il priore e il suo gaio novizio si intrattengono affabilmente con l'ospite. Quando ha quasi finito di sparecchiare, il priore gli si rivolge severamente e dice: alla cucina ci penserai dopo, ora prepara subito la camera per l'ospite, vai, ve l'avevo detto, su! - E rivolgendosi al novizio gay: finisci tu di sparecchiare. Il frocetto toglie la tovaglia, che era l'ultima cosa rimasta, la butta su un mobile in cucina e torna a far salotto dall'ospite. La camera per l'ospite era già pronta, ma bisognava comunque dare a vedere di star preparando qualcosa.
Ora, l'ospite non poteva sapere che il turno di cucina era del frocetto. Non poteva sapere che il priore era in ritardo ingiustificato di tre ore. Non poteva sapere che all'una un volenteroso si è messo a lavar le pentole e poi a cucinare mentre un pelandrone sosteneva giulivo di aver letto non si sa quale frase del Fondatore. Ma almeno era in grado di notare la differenza di trattamento tra il novizio ricchione e il novizio etero. Avrebbe potuto denunciare la situazione al superiore generale. Anche solo per metterlo al corrente con discrezione. È impossibile che una vocazione sana riesca a fingersi un frocetto capace solo di parlare del più e del meno e di aspettare di essere servito e di avere come ubbidienza una cosuccia di soli due secondi. È impossibile che un pelandrone si dia da fare - e con delicatezza - mentre il frocetto cerca di far salotto, per poi vedersi massacrare dal priore che procede poi a incensare ripetutamente il frocetto parlante. Ed è impossibile che riguardo a quella comunità il superiore generale si senta dire queste cose per la prima volta.
Alcuni mesi dopo, per decisione del priore e col consenso del superiore generale, il novizio etero che non aveva mai disubbidito fu mandato via in qualità di "disubbidiente".
Episodio.
Dall'estero giunge questo sacerdote che avremmo dovuto ospitare per un giorno. Per un grave ritardo dei mezzi pubblici arriva verso le 12:30, dopo sette ore di viaggio e senza colazione. Sono in casa solo due novizi perché l'altro novizio passerà tutto il giorno nella facoltà teologica e il priore è fuori casa non si sa dove.
Il gaio novizio lo fa accomodare in sala da pranzo e lo intrattiene con facezie: sa, ieri ho letto per caso una frase del Fondatore, oh, ma com'è spirituale, com'è pregnante! Sa, io sono anche l'incaricato della sagrestia. Sa, la settimana scorsa si è sposato mio cugino, e il menu prevedeva questo, quello, quell'altro cotto così, quello brasato, questo alla cacciatora, più quello alla brace, quell'altro...
Il secondo novizio, essendo eterosessuale e normale, poco prima delle 13 nell'avviarsi verso la sala da pranzo si accorge che qualcosa non quadra: il turno di cucina spettava al gaio frou frou, che invece sta torturando l'affamato sacerdote con la descrizione di un pranzo luculliano. Non potendo cazziare il frocetto di fronte all'ospite, procede a rassettare la cucina, a cucinare un po' di pasta e quindi ad apparecchiare. L'ospite chiede a quest'ultimo, con una certa ansia, a che ora tornerà il priore (in realtà stava chiedendo a che ora si mangia). Il gaio finocchio si autoincarica subito di rispondere che a causa di un Servizio Importante e Urgente il priore è fuori e tornerà appena possibile. Il novizio etero evita di aggiungere altro, sia per non dare all'ospite qualche brutta impressione, sia perché non può dirgli che il priore aveva solennemente proclamato che prima delle undici - ora presunta di arrivo dell'ospite - sarebbe rientrato.
Sono ormai le 13:30 e si può mettere in tavola. Per umana pietà il novizio etero dice all'ospite: al priore non dispiacerà se ci mettiamo a tavola adesso, lei ha fatto un lungo viaggio... Il giovin culattone lo interrompe dicendo che il priore rientrerà a momenti (aggiungendo tortura su tortura al povero sacerdote ospite). Il novizio normale lo ignora e porta in tavola, scusandosi con l'ospite per la scarsa qualità del pranzo, "purtroppo oggi è un po' un'emergenza". L'ospite fa la benedizione davanti a quella pastasciutta e quel formaggio con una gratitudine al Signore particolarmente commossa e sincera. Il gaio culandra sbaglia una delle formule di risposta, poi addenta per primo.
Dopo le 13:45 finalmente rientra il priore, entra in sala da pranzo senza passare per la cucina e dopo gli enfatici salamelecchi all'ospite procede a cazziare il seminarista etero davanti agli altri: tutto qui quello che hai preparato? Non potevi cucinare anche un po' di secondo? Questa pasta è cotta male! In cucina poi hai lasciato un tal disordine! Va ripulita da cima a fondo! - Nel frattempo il gaio novizio frocetto riprende la sua recita: stamattina ho letto una frase del fondatore, che ora però non ricordo, oh, ma com'era arricchente! - E il priore amorevolmente soggiunge: sa, lui è il nostro responsabile di sagrestia e lo scorso Natale ha preparato un bel presepe che è molto piaciuto ai nostri parrocchiani...
Il novizio etero incassa le bastonature in silenzio e senza tradire emozioni, poi dopo la preghiera conclusiva comincia a sparecchiare, mentre il priore e il suo gaio novizio si intrattengono affabilmente con l'ospite. Quando ha quasi finito di sparecchiare, il priore gli si rivolge severamente e dice: alla cucina ci penserai dopo, ora prepara subito la camera per l'ospite, vai, ve l'avevo detto, su! - E rivolgendosi al novizio gay: finisci tu di sparecchiare. Il frocetto toglie la tovaglia, che era l'ultima cosa rimasta, la butta su un mobile in cucina e torna a far salotto dall'ospite. La camera per l'ospite era già pronta, ma bisognava comunque dare a vedere di star preparando qualcosa.
Ora, l'ospite non poteva sapere che il turno di cucina era del frocetto. Non poteva sapere che il priore era in ritardo ingiustificato di tre ore. Non poteva sapere che all'una un volenteroso si è messo a lavar le pentole e poi a cucinare mentre un pelandrone sosteneva giulivo di aver letto non si sa quale frase del Fondatore. Ma almeno era in grado di notare la differenza di trattamento tra il novizio ricchione e il novizio etero. Avrebbe potuto denunciare la situazione al superiore generale. Anche solo per metterlo al corrente con discrezione. È impossibile che una vocazione sana riesca a fingersi un frocetto capace solo di parlare del più e del meno e di aspettare di essere servito e di avere come ubbidienza una cosuccia di soli due secondi. È impossibile che un pelandrone si dia da fare - e con delicatezza - mentre il frocetto cerca di far salotto, per poi vedersi massacrare dal priore che procede poi a incensare ripetutamente il frocetto parlante. Ed è impossibile che riguardo a quella comunità il superiore generale si senta dire queste cose per la prima volta.
Alcuni mesi dopo, per decisione del priore e col consenso del superiore generale, il novizio etero che non aveva mai disubbidito fu mandato via in qualità di "disubbidiente".
Ma sì, cari cattolici desolati, continuate a pregare per le vocazioni, continuate pure a battervi il petto desolati per lo sfacelo del clero e specialmente dei preti giovani, continuate pure a restare amaramente sorpresi tutte le volte che avete a che fare con preti inetti, ambiziosi, omertosi, spreconi, arroganti, eretici, scandalosi, culattoni conclamati... Il Signore vi ascolta e le vocazioni le manda, sì, ma è la lobby dei chierici ricchioni a distruggere accanitamente quelle non frociazze. E non c'è scampo: la grazia di Dio non è una bacchetta magica che sforna un sacerdote a dispetto dell'ostilità dei suoi formatori.
Ed è inutile autoconsolarsi dicendo che provvederà la Provvidenza e contemporaneamente lasciare sempre carta bianca a coloro che portano al sacerdozio solo le pessime vocazioni. È come dire che la Provvidenza non farà entrare i ladri in casa, e lasciare la porta di casa spalancata quando si va via.
lunedì 8 gennaio 2018
Bergoglio era Furibondo
In poche parole Bergoglio e i suoi accoliti stanno preparando una “programmazione di contrasto”. Tradotto significa: non sarà Bergoglio ad affrontare frontalmente i Vescovi “Correttori”, ma ha dato carta bianca ai suoi “addetti stampa” ufficiali e non ufficiali per iniziare una “campagna mediatica” denigratoria nei confronti degli Oppositori.
Questa “campagna denigratoria” servirà (a loro dire) a “screditare” quei Vescovi, pubblicando magari qualcosa del loro passato (vera o non vera che sia), oppure costruendo una “notizia” di sana pianta, per far perdere loro credibilità.
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