Molte tombe potrebbero avere come epitaffio: vide finalmente realizzato il sogno di tutta la sua vita... realizzato nel peggiore dei modi.
Specialmente tombe di ecclesiastici moderni.
«Perché non si può difendere il Corpo di Cristo offendendo il Corpo sociale di Cristo».
martedì 24 febbraio 2015
venerdì 20 febbraio 2015
"Problemi Psicologici e Morali, Squilibri" e altre bergogliate
Primo venerdì di quaresima, con annessi e connessi: umiliazioni patite in silenzio, digiuno, preghiera... e infine, per completare il venerdì, piomba tra capo e collo la bergogliata del giorno: la notizia che il Papa associa l'idea di seminarista con simpatie per la Tradizione all'idea di "Problemi Psicologici e Morali, Squilibri".
Questo è stato vero - ho visto coi miei occhi cose che voi umani non potete nemmeno immaginare - ma è stato percentualmente uguale (quando non inferiore) rispetto ai seminaristi modernisti.
Ma ormai nella gerarchia cattolica è di moda limitarsi ad un solo lato della medaglia...
Questo è stato vero - ho visto coi miei occhi cose che voi umani non potete nemmeno immaginare - ma è stato percentualmente uguale (quando non inferiore) rispetto ai seminaristi modernisti.
Ma ormai nella gerarchia cattolica è di moda limitarsi ad un solo lato della medaglia...
sabato 14 febbraio 2015
Folletto Aggiustatutto
In ogni comunità in cui sono stato, una delle mie più segrete specialità era nelle piccole riparazioni. Cassetti malmessi, rubinetti gocciolanti, luci da spegnere, cavi elettrici a rischio di inciampo, lampadine da sostituire...
Le prime volte lo facevo con piacere, immaginando il momento casuale in cui il superiore si sarebbe accorto che mi ero dato da fare senza che nessuno me lo avesse chiesto. Poi mi sono reso conto che quando le cose filano lisce nessuno ci fa caso, tanto meno i superiori delle comunità. Ma ho continuato ad essere segretamente il folletto aggiustatutto perché quei piccoli segreti gesti di carità mi davano l'impressione di farmi "appartenere" di più alla comunità.
Ci fu un periodo in cui riparai diverse volte consecutive il "telefono" della doccia: dopo la quarta o quinta volta scoprii che il colpevole era sempre lo stesso, con qualche sospetto che non si trattasse solo di incuria. Dopo averla riparata senza essere notato da nessuno, feci presente al preposito nella maniera più asettica possibile che stava diventando necessario un intervento non banale (in realtà avrei dovuto dirgli: se il tuo Figliuolo Prediletto non smette di vandalizzare il "telefono" ogni volta che si sdoccia, bisognerà presto comprare tutto l'impianto nuovo e farci salassare dall'idraulico). Il preposito rispose che non ne vedeva necessità poiché la doccia funzionava.
Il Folletto Aggiustatutto è anche quello che rimette in ordine bicchieri e tazzine - tutti i bicchieri da una parte, tutte le tazzine dall'altra, tutti i coltelli dal lato del manico e... quatto quatto, infilare le stoviglie lavate male nuovamente nel lavello. Poco importa che gli altri trovino tutto in ordine prendendosene anche il merito.
Il destino di ogni Folletto Aggiustatutto è di sentirsi dire che è un buono a nulla, un lavativo pigrone, uno sfaticato perdigiorno (come se le cose in casa si aggiustassero da sole, si mettessero a posto da sole, si lavassero da sole...) invece guardate e ammirate tutti il Figliuolo Prediletto, che ha sempre qualche Nuova Idea Pastorale, non passa minuto che non escogiti qualche Bella Iniziativa per i Fedeli, è un vulcano di Strategie Pastorali (ed ha quindi diritto di entrare in refettorio all'una e trentacinque chiedendo seccato: "allora, è pronto? si mangia?").
Le prime volte lo facevo con piacere, immaginando il momento casuale in cui il superiore si sarebbe accorto che mi ero dato da fare senza che nessuno me lo avesse chiesto. Poi mi sono reso conto che quando le cose filano lisce nessuno ci fa caso, tanto meno i superiori delle comunità. Ma ho continuato ad essere segretamente il folletto aggiustatutto perché quei piccoli segreti gesti di carità mi davano l'impressione di farmi "appartenere" di più alla comunità.
Ci fu un periodo in cui riparai diverse volte consecutive il "telefono" della doccia: dopo la quarta o quinta volta scoprii che il colpevole era sempre lo stesso, con qualche sospetto che non si trattasse solo di incuria. Dopo averla riparata senza essere notato da nessuno, feci presente al preposito nella maniera più asettica possibile che stava diventando necessario un intervento non banale (in realtà avrei dovuto dirgli: se il tuo Figliuolo Prediletto non smette di vandalizzare il "telefono" ogni volta che si sdoccia, bisognerà presto comprare tutto l'impianto nuovo e farci salassare dall'idraulico). Il preposito rispose che non ne vedeva necessità poiché la doccia funzionava.
Il Folletto Aggiustatutto è anche quello che rimette in ordine bicchieri e tazzine - tutti i bicchieri da una parte, tutte le tazzine dall'altra, tutti i coltelli dal lato del manico e... quatto quatto, infilare le stoviglie lavate male nuovamente nel lavello. Poco importa che gli altri trovino tutto in ordine prendendosene anche il merito.
Il destino di ogni Folletto Aggiustatutto è di sentirsi dire che è un buono a nulla, un lavativo pigrone, uno sfaticato perdigiorno (come se le cose in casa si aggiustassero da sole, si mettessero a posto da sole, si lavassero da sole...) invece guardate e ammirate tutti il Figliuolo Prediletto, che ha sempre qualche Nuova Idea Pastorale, non passa minuto che non escogiti qualche Bella Iniziativa per i Fedeli, è un vulcano di Strategie Pastorali (ed ha quindi diritto di entrare in refettorio all'una e trentacinque chiedendo seccato: "allora, è pronto? si mangia?").
giovedì 12 febbraio 2015
Piano Quinquennale di Razionamento dei Biscotti
Un bel giorno il Figliuolo Prediletto, di comune accordo col Preposito, stabilì il consumo totale ammissibile di biscotti a colazione. Come ai bei tempi dell'Unione Sovietica, il proclama entrò in vigore senza che venisse annunciato e dal refettorio scomparvero quasi tutti i biscotti. Restarono solo sei biscotti per il mattino dopo: una media di due a testa, poiché il Preposito si vantava di non far colazione.
Senonché uno dei novizi, che a causa degli squinternati orari della facoltà teologica avrebbe pranzato alle tre del pomeriggio, di mattina prestissimo si ritrova a far colazione per primo e, ignaro, trangugia tutti e sei i biscotti (suo unico pasto fino all'ora nona), e quindi di corsa verso la facoltà.
Il sottoscritto - che non consumava biscotti a colazione ma era l'addetto alla spesa - si accorge del misero spazio vuoto nel mobiletto e perciò in tarda mattinata compra due buste di biscotti da mezzo chilo, ne svuota una nel recipiente apposito e seppellisce l'altra nella dispensa in un angolino poco visibile.
Mattino successivo: il commilitone, trovando precisamente solo sei biscotti, fa colazione senza lasciare neppure una briciola e prende la via della facoltà teologica. Entra quindi in refettorio il sottoscritto che - in virtù di un puro controllo statistico-logistico - scopre che la busta da mezzo chilo si è volatilizzata: prende l'altra nuova da mezzo chilo e la svuota lì nella biscottiera.
Più tardi, verso le undici del mattino, prima di andare a fare la spesa, dà un'occhiata nel mobiletto per vedere se manca qualcosa. Orrore: mancano i biscotti, ne sono rimasti pochi (non li ho contati ma scommetto che erano esattamente sei). Perciò quando in tarda mattinata va a fare la spesa compra una busta da un chilogrammo intero.
Ma mentre la svuota nel vano biscotti compare il Figliuolo Prediletto adirato che prorompe in un urlo di sdegno: "ma come! ora una busta da un chilo!"
Con aria sinceramente innocente il sottoscritto risponde che visto che si consumano tanti biscotti, è stato bene fare scorta. Ma l'ira è cattiva consigliera, e il Figliuolo Prediletto svela tutto in una sola frase: "ma no! qui ci devono essere solo i biscotti necessari a fare colazione! e che, stiamo mica in albergo?!"
Attratto dalla voce alta si palesa il Preposito, sempre pronto a dar ragione al suo Figliuolo Prediletto: "ho deciso io: ci deve essere solo il necessario per una frugale colazione". "E il resto dei biscotti già comprati?" chiedo cadendo dalle nuvole. "Stanno in camera mia!" urla il Figliuolo Prediletto. Ancor più sbigottito, volgo lo sguardo al Preposito che soggiunge: "gliel'ho detto io".
"Va bene", dico col tono di voce più sommesso possibile, e faccio per andare via, mentre il Figliuolo Prediletto recupera brutalmente i biscotti dal vano biscotti per lasciarvi i soliti sei, di cui quattro già fracassati e in briciole.
Da quel giorno non ho più controllato l'approvvigionamento di biscotti: era chiaro che il nuovo Incaricato del Rispetto del Consumo Razionato dei Biscotti a Colazione avrebbe fatto tutto da solo. Ma dopo uno o due giorni c'era già stata la prima dimenticanza: verso mezzanotte il commilitone bussa desolato alla mia camera per farmi notare che non c'era niente per la colazione del mattino dopo, e che non avrebbe voluto digiunare fino alle due o le tre del pomeriggio.
Al che tiro fuori un pacco di biscotti nuovo, intonso, luccicante, del Mulino Bianco, e gli dico: "tieni questi come riserva segreta personale nel cassetto più inaccessibile della tua camera".
Senonché uno dei novizi, che a causa degli squinternati orari della facoltà teologica avrebbe pranzato alle tre del pomeriggio, di mattina prestissimo si ritrova a far colazione per primo e, ignaro, trangugia tutti e sei i biscotti (suo unico pasto fino all'ora nona), e quindi di corsa verso la facoltà.
Il sottoscritto - che non consumava biscotti a colazione ma era l'addetto alla spesa - si accorge del misero spazio vuoto nel mobiletto e perciò in tarda mattinata compra due buste di biscotti da mezzo chilo, ne svuota una nel recipiente apposito e seppellisce l'altra nella dispensa in un angolino poco visibile.
Mattino successivo: il commilitone, trovando precisamente solo sei biscotti, fa colazione senza lasciare neppure una briciola e prende la via della facoltà teologica. Entra quindi in refettorio il sottoscritto che - in virtù di un puro controllo statistico-logistico - scopre che la busta da mezzo chilo si è volatilizzata: prende l'altra nuova da mezzo chilo e la svuota lì nella biscottiera.
Più tardi, verso le undici del mattino, prima di andare a fare la spesa, dà un'occhiata nel mobiletto per vedere se manca qualcosa. Orrore: mancano i biscotti, ne sono rimasti pochi (non li ho contati ma scommetto che erano esattamente sei). Perciò quando in tarda mattinata va a fare la spesa compra una busta da un chilogrammo intero.
Ma mentre la svuota nel vano biscotti compare il Figliuolo Prediletto adirato che prorompe in un urlo di sdegno: "ma come! ora una busta da un chilo!"
Con aria sinceramente innocente il sottoscritto risponde che visto che si consumano tanti biscotti, è stato bene fare scorta. Ma l'ira è cattiva consigliera, e il Figliuolo Prediletto svela tutto in una sola frase: "ma no! qui ci devono essere solo i biscotti necessari a fare colazione! e che, stiamo mica in albergo?!"
Attratto dalla voce alta si palesa il Preposito, sempre pronto a dar ragione al suo Figliuolo Prediletto: "ho deciso io: ci deve essere solo il necessario per una frugale colazione". "E il resto dei biscotti già comprati?" chiedo cadendo dalle nuvole. "Stanno in camera mia!" urla il Figliuolo Prediletto. Ancor più sbigottito, volgo lo sguardo al Preposito che soggiunge: "gliel'ho detto io".
"Va bene", dico col tono di voce più sommesso possibile, e faccio per andare via, mentre il Figliuolo Prediletto recupera brutalmente i biscotti dal vano biscotti per lasciarvi i soliti sei, di cui quattro già fracassati e in briciole.
Da quel giorno non ho più controllato l'approvvigionamento di biscotti: era chiaro che il nuovo Incaricato del Rispetto del Consumo Razionato dei Biscotti a Colazione avrebbe fatto tutto da solo. Ma dopo uno o due giorni c'era già stata la prima dimenticanza: verso mezzanotte il commilitone bussa desolato alla mia camera per farmi notare che non c'era niente per la colazione del mattino dopo, e che non avrebbe voluto digiunare fino alle due o le tre del pomeriggio.
Al che tiro fuori un pacco di biscotti nuovo, intonso, luccicante, del Mulino Bianco, e gli dico: "tieni questi come riserva segreta personale nel cassetto più inaccessibile della tua camera".
mercoledì 11 febbraio 2015
Sempre più in basso...
"In Vaticano, Bergoglio riceve in udienza il transessuale con la fidanzata. Dove – come osserva giustamente Antonio Socci – «l’aspetto più importante è la presenza della fidanzata, cioè l’udienza alla coppia, che suona come sdoganamento oggettivo delle «nuove unioni»."
Dio mi ha concesso la grazia di non essere papista nemmeno ai tempi di Ratzinger. Già ai tempi di Giovanni Paolo II mettevo in guardia: non esultiamo per questo papa, perché il successore potrebbe non essere all'altezza. Invece fu eletto Ratzinger e, nonostante qualche legittima esultanza (è pur sempre il papa del motu proprio che ha avviato la timida controrivoluzione liturgica), ugualmente mettevo in guardia contro il suo statisticamente probabile "successore non all'altezza".
Ogni giorno Bergoglio stabilisce un nuovo primato negativo. Il suo successore sarà molto probabilmente due o tre gradini più in alto, e tutti i cattolici stupidi esulteranno dimenticando che ogni volta si scende di trenta gradini più in basso per risalire affannosamente di due o tre più in alto. La catastrofe nella Chiesa sta attirando una punizione da far impallidire le dieci piaghe d'Egitto. Parce nobis Domine!
Dio mi ha concesso la grazia di non essere papista nemmeno ai tempi di Ratzinger. Già ai tempi di Giovanni Paolo II mettevo in guardia: non esultiamo per questo papa, perché il successore potrebbe non essere all'altezza. Invece fu eletto Ratzinger e, nonostante qualche legittima esultanza (è pur sempre il papa del motu proprio che ha avviato la timida controrivoluzione liturgica), ugualmente mettevo in guardia contro il suo statisticamente probabile "successore non all'altezza".
Ogni giorno Bergoglio stabilisce un nuovo primato negativo. Il suo successore sarà molto probabilmente due o tre gradini più in alto, e tutti i cattolici stupidi esulteranno dimenticando che ogni volta si scende di trenta gradini più in basso per risalire affannosamente di due o tre più in alto. La catastrofe nella Chiesa sta attirando una punizione da far impallidire le dieci piaghe d'Egitto. Parce nobis Domine!
lunedì 26 gennaio 2015
Complimenti negli esami
Uno dei migliori complimenti che ho ricevuto durante lo studio della teologia: «non è farina del tuo sacco».
Invece lo era: solo che il prof di Scritti Paolini (sic!) partiva dal presupposto che uno studentello di teologia sa fare solo prediche da parrocchia.
Oltre che un complimento, fu l'involontaria testimonianza che cinque o sei anni di teologia non insegnano assolutamente niente di concreto. Salvo rarissime eccezioni.
Il miglior complimento che potei fare ad uno dei miei professori, un vecchio gesuita che credeva sul serio nella forza santificante dei sacramenti, a proposito del suo corso su Ordine e Matrimonio (sic!) fu: «sono cose che si possono usare anche nella Pastorale».
"Usare nella Pastorale" è un termine che nel gergo dei seminaristi significa "si possono ammannire alla gente della parrocchia senza azzeccare figuracce". Nel mio caso, era un modo per spiegargli (in modo comprensibile a lui) che le cose apprese dal suo corso le avrei volentieri ripetute in parrocchia, a costo di farmi emarginare. E così avvenne. Ma lo descriverò qualche altra volta.
Invece lo era: solo che il prof di Scritti Paolini (sic!) partiva dal presupposto che uno studentello di teologia sa fare solo prediche da parrocchia.
Oltre che un complimento, fu l'involontaria testimonianza che cinque o sei anni di teologia non insegnano assolutamente niente di concreto. Salvo rarissime eccezioni.
Il miglior complimento che potei fare ad uno dei miei professori, un vecchio gesuita che credeva sul serio nella forza santificante dei sacramenti, a proposito del suo corso su Ordine e Matrimonio (sic!) fu: «sono cose che si possono usare anche nella Pastorale».
"Usare nella Pastorale" è un termine che nel gergo dei seminaristi significa "si possono ammannire alla gente della parrocchia senza azzeccare figuracce". Nel mio caso, era un modo per spiegargli (in modo comprensibile a lui) che le cose apprese dal suo corso le avrei volentieri ripetute in parrocchia, a costo di farmi emarginare. E così avvenne. Ma lo descriverò qualche altra volta.
venerdì 16 gennaio 2015
Ci tocca sempre delucidare
Qualche settimana fa ho ricevuto una telefonata da un amico allarmato che voleva delucidazioni su una "cazzata".
"Si tratta di una bergogliata?" chiesi.
"Sì, come hai fatto a capirlo? Il Papa ha detto che senza la Chiesa Gesù diventa qualcosa di vuoto... Ma si può dire - anche solo come ipotesi - che Gesù diventerebbe vuoto? Se a certe condizioni si può ipotizzare che Gesù diventi vuoto, allora vuol dire che è la Chiesa che gli dà significato?"
Poveraccio. Ancor prima delle gesuitiche bergogliate gesuitanti, c'è il problema della banalizzazione operata dai media.
Mi trovo spesso a desiderare un Papa che intervenga solo su temi dottrinali e liturgici, che parli solo per documenti - brevissimi documenti, e centellinati con estrema parsimonia -, che eviti quasi totalmente di apparire in pubblico, e diventi di conseguenza interessante per i fedeli e insignificante per i telegiornali.
"Si tratta di una bergogliata?" chiesi.
"Sì, come hai fatto a capirlo? Il Papa ha detto che senza la Chiesa Gesù diventa qualcosa di vuoto... Ma si può dire - anche solo come ipotesi - che Gesù diventerebbe vuoto? Se a certe condizioni si può ipotizzare che Gesù diventi vuoto, allora vuol dire che è la Chiesa che gli dà significato?"
Poveraccio. Ancor prima delle gesuitiche bergogliate gesuitanti, c'è il problema della banalizzazione operata dai media.
Mi trovo spesso a desiderare un Papa che intervenga solo su temi dottrinali e liturgici, che parli solo per documenti - brevissimi documenti, e centellinati con estrema parsimonia -, che eviti quasi totalmente di apparire in pubblico, e diventi di conseguenza interessante per i fedeli e insignificante per i telegiornali.
lunedì 12 gennaio 2015
Quelle lodi in parrocchia
A quattordici anni mi ritrovai con questo nuovo insegnante di religione. Un sacerdote sveglio, che dava l'aria di sapere il fatto suo, diverso da tutti i precedenti. Il possibile entusiasmo durò un minuto: neanche arrivato, già ci diede da fare un componimento - lì, in classe, subito - su cosa pensassimo della televisione.
Stetti a guardare la pagina bianca per tutta l'ora. Cosa penso della televisione? Che è una gran cagata. Serve solo a distrarsi, ma i videogiochi e il computer distraggono meglio. Trasmette film inguardabili, telefilm imbecilli, varietà allusivi e volgari, e pubblicità martellanti. I miei compagni di classe non mi crederebbero se scrivo che fuggo la televisione più delle zanzare - o peggio capirebbero che il mio tempo libero lo passo al computer: figurarsi il prete insegnante di religione, che dandoci un tema del genere dimostra di credere nella droga universale televisiva.
Naturalmente i miei compagni di classe - specie i più addestrati all'ipocrisia - scrissero quintalate di banalità politicamente corrette, come se stessero su Facebook. E il prof sembrava prenderci gusto a sentirle leggere, un fine buongustaio del politicamente corretto. E io che mi ero illuso che finalmente fosse giunto un professore di religione che trasformasse le verità di fede in materia di studio, e spiegasse perché mai i cattolici debbano credere in certe cose tanto denigrate dalla tv.
Nelle lezioni successive il prof mise a tema altre scempiaggini, su cui faticavo a scrivere più di due righe compatibili con l'audience della classe e con le orecchie pretesche. Ogni volta, verso la fine dell'ora, ero sempre tra quelli che ancora non avevano finito di scrivere.
Per una non casuale coincidenza, una compagna di classe di mia sorella suggerì a quest'ultima di andare a "fare le Lodi con i giovani" nella parrocchia del prete-prof. "Durano solo un quarto d'ora, e poi si va a scuola! Ci sono anche altri della stessa scuola. E poi il prof ne tiene conto..."
Il primo giorno eravamo in cinque, insieme al prof-prete. Che però, subito dopo il segno della croce iniziale, fu chiamato in sagrestia per un affare urgente, e ci piantò lì. Non sapevo nemmeno dove cominciare con la recita delle lodi, ed ero ancora stordito dal fatto che il prete fosse in abiti civili in mezzo ai banchi, anziché a dirigere dall'altare (mi seccava che si volesse confondere in mezzo a noialtri). Recitammo - con la fretta di chi non vuol farsi notare a correre - una strofa a testa, di quei salmi insulsi che parlavano di cose lontanissime dalla nostra vita, ci sedemmo per qualche attimo di silenzio pro forma, e svicolammo per andare a scuola. Meglio andare a scuola in anticipo che sostare ulteriormente in quella specie di sacro garage senza aver ben chiaro almeno un motivo per rimanervi.
Il secondo giorno eravamo in tre (con mia sorella e la sua amica): il prof-prete era già impegnato. Di nuovo con quei libercoli bisunti, sprovvisti di spiegazioni, che non davano alcuna idea di sacralità (piuttosto che il marchio delle Paoline ci sarebbe stato bene un Made in China). Scorremmo le pagine per trovare quelle del giorno, leggemmo quegli strani salmi che parlavano di un mondo di pecorai enormemente distante da noi e, ignari di invocazioni, lettura, Benedictus e tutto, con un certo sollievo concludemmo e svicolammo senza pausa di riflessione.
Il terzo giorno eravamo di nuovo noi tre. Il prete semplicemente non c'era: aveva aperto la chiesa ed era andato via per una commissione, c'era solo un laico in sacrestia - uno di quei soggetti che provano un insano piacere a permanere per il maggior tempo possibile nei locali di servizio della parrocchia sotto casa.
Chiesi timidamente se avesse senso cominciare senza il prete. L'amica aveva scoperto - non so da cosa - che dopo i salmi c'era sempre da recitare il Benedictus (ecco cosa significava quel preoccupante "AntAlBen"). Mi resi conto che non vedevo l'ora di svignarmela da lì il più presto possibile, e poco importa che la compagna di classe di mia sorella fosse una discreta gnoccolona: il disagio "religioso" era tale da mettere in secondo piano perfino il possibile progetto di fare manovre di avvicinamento alla tizia.
Il giorno successivo l'amica era in ritardo. Aspettai un interminabile minuto prima di dire a mia sorella che non valeva la pena restare, lei rispose di aspettare un altro minutino e poi di andar via. Il prete - indovinate? - era assente. Passò quel secondo minuto, uno dei più lunghi della mia vita, e senza dir nulla me ne andai a scuola, e non misi mai più piede in quella chiesa. Scoprii poi che il prof si era fatto vivo con un quarto d'ora di ritardo, chiedendo giulivo alle due presenti: le avete recitate le Lodi? siete solo voi due?
Il gruppo giovani naufragò miseramente per l'assenza del prete, per la mancanza di "sacro", per il ridicolo "armiamoci e partite", per la stupidità di rifilare una preghiera complessa come le Lodi in mano a ragazzi che a stento sapevano dire l'Ave Maria, per di più in una Chiesa che sembrava un garage atto solo a ospitare quei fastidiosissimi "topi di sacrestia".
Stetti a guardare la pagina bianca per tutta l'ora. Cosa penso della televisione? Che è una gran cagata. Serve solo a distrarsi, ma i videogiochi e il computer distraggono meglio. Trasmette film inguardabili, telefilm imbecilli, varietà allusivi e volgari, e pubblicità martellanti. I miei compagni di classe non mi crederebbero se scrivo che fuggo la televisione più delle zanzare - o peggio capirebbero che il mio tempo libero lo passo al computer: figurarsi il prete insegnante di religione, che dandoci un tema del genere dimostra di credere nella droga universale televisiva.
Naturalmente i miei compagni di classe - specie i più addestrati all'ipocrisia - scrissero quintalate di banalità politicamente corrette, come se stessero su Facebook. E il prof sembrava prenderci gusto a sentirle leggere, un fine buongustaio del politicamente corretto. E io che mi ero illuso che finalmente fosse giunto un professore di religione che trasformasse le verità di fede in materia di studio, e spiegasse perché mai i cattolici debbano credere in certe cose tanto denigrate dalla tv.
Nelle lezioni successive il prof mise a tema altre scempiaggini, su cui faticavo a scrivere più di due righe compatibili con l'audience della classe e con le orecchie pretesche. Ogni volta, verso la fine dell'ora, ero sempre tra quelli che ancora non avevano finito di scrivere.
Per una non casuale coincidenza, una compagna di classe di mia sorella suggerì a quest'ultima di andare a "fare le Lodi con i giovani" nella parrocchia del prete-prof. "Durano solo un quarto d'ora, e poi si va a scuola! Ci sono anche altri della stessa scuola. E poi il prof ne tiene conto..."
Il primo giorno eravamo in cinque, insieme al prof-prete. Che però, subito dopo il segno della croce iniziale, fu chiamato in sagrestia per un affare urgente, e ci piantò lì. Non sapevo nemmeno dove cominciare con la recita delle lodi, ed ero ancora stordito dal fatto che il prete fosse in abiti civili in mezzo ai banchi, anziché a dirigere dall'altare (mi seccava che si volesse confondere in mezzo a noialtri). Recitammo - con la fretta di chi non vuol farsi notare a correre - una strofa a testa, di quei salmi insulsi che parlavano di cose lontanissime dalla nostra vita, ci sedemmo per qualche attimo di silenzio pro forma, e svicolammo per andare a scuola. Meglio andare a scuola in anticipo che sostare ulteriormente in quella specie di sacro garage senza aver ben chiaro almeno un motivo per rimanervi.
Il secondo giorno eravamo in tre (con mia sorella e la sua amica): il prof-prete era già impegnato. Di nuovo con quei libercoli bisunti, sprovvisti di spiegazioni, che non davano alcuna idea di sacralità (piuttosto che il marchio delle Paoline ci sarebbe stato bene un Made in China). Scorremmo le pagine per trovare quelle del giorno, leggemmo quegli strani salmi che parlavano di un mondo di pecorai enormemente distante da noi e, ignari di invocazioni, lettura, Benedictus e tutto, con un certo sollievo concludemmo e svicolammo senza pausa di riflessione.
Il terzo giorno eravamo di nuovo noi tre. Il prete semplicemente non c'era: aveva aperto la chiesa ed era andato via per una commissione, c'era solo un laico in sacrestia - uno di quei soggetti che provano un insano piacere a permanere per il maggior tempo possibile nei locali di servizio della parrocchia sotto casa.
Chiesi timidamente se avesse senso cominciare senza il prete. L'amica aveva scoperto - non so da cosa - che dopo i salmi c'era sempre da recitare il Benedictus (ecco cosa significava quel preoccupante "AntAlBen"). Mi resi conto che non vedevo l'ora di svignarmela da lì il più presto possibile, e poco importa che la compagna di classe di mia sorella fosse una discreta gnoccolona: il disagio "religioso" era tale da mettere in secondo piano perfino il possibile progetto di fare manovre di avvicinamento alla tizia.
Il giorno successivo l'amica era in ritardo. Aspettai un interminabile minuto prima di dire a mia sorella che non valeva la pena restare, lei rispose di aspettare un altro minutino e poi di andar via. Il prete - indovinate? - era assente. Passò quel secondo minuto, uno dei più lunghi della mia vita, e senza dir nulla me ne andai a scuola, e non misi mai più piede in quella chiesa. Scoprii poi che il prof si era fatto vivo con un quarto d'ora di ritardo, chiedendo giulivo alle due presenti: le avete recitate le Lodi? siete solo voi due?
Il gruppo giovani naufragò miseramente per l'assenza del prete, per la mancanza di "sacro", per il ridicolo "armiamoci e partite", per la stupidità di rifilare una preghiera complessa come le Lodi in mano a ragazzi che a stento sapevano dire l'Ave Maria, per di più in una Chiesa che sembrava un garage atto solo a ospitare quei fastidiosissimi "topi di sacrestia".
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